Today we want introduce you an italian artist that with the tag Aloha Oe has became famous in the street art community for his works queer oriented since 2010. Having studied several years history of art he paints his posters with the aim of showing a queer imaginary that can include gay icons as  Divine,  Frank-N-Furter (The Rocky Horror Picture Show) and Pasolini or simple portraits of friends or images taken from  newspapers and records. He don’t care that street art is transitory and ephemeral. He is a great illustrator and in this post, below the interview in italian,  we want to show you a selection of drawings from his sketchbook that sometimes have become posters pasted in the streets.You can look for his works in in Rome, Milan, Florence, Bologna, Naples, London and Berlin.
Aloha says that he wants the passenger to react to his art with an exclamation of “WOW!” by opening his eyes and his mouth contemporarily. That’s the way he chooses his images.

Aloha Oe, benvenuto nella comunità di The Pink Snout. Parlaci del tuo background artistico.
Il primo mio lavoro l’ho fatto di pomeriggio da bambino, ho sempre disegnato e studiato per farlo, fatti gli studi artistici e conclusa pittura all’accademia di belle arti non ho mai smesso (tranne piccoli periodi di pausa) ho un passato da giovane artista con un altro nome, la street art l’ho cominciata nel 2010, il mio background sono gli anni di studio di storia dell’arte e i pomeriggi passati a disegnare a collezionare foto e immagini, da libri, giornali, dischi, sono gli amici artisti conosciuti negli anni, sono le cose che mi circondano e il mio ambiente, forse un po il diario di quello che succede, le cose che scelgo di conservare sono quelle che mi divertono e mi colpiscono, quelle che sento vere
E in movimento

Cosa ti ha spinto a esprimerti con la street art e in particolare modo la poster art? Realizzare un poster richiede tempo e la sua durata incollato su un muro, a differenza di un murales dipinto, potrebbe essere anche solo di un giorno….
Questo effimero mi ha sempre conquistato e il fatto che duri poco e che dia la possibilità al pubblico di interagire… Anche a volte strappandolo, purtroppo, non è così sbagliato, sarebbe interessante fare uno studio e osservare quale e dove dura di piu.
Rimane il fatto che se sono autorizzato a farlo dipingo volentieri, utilizzando rulli e pennelli non sempre ci vuole poco tempo e l’idea di poter lasciare interventi permanenti mi gratifica tanto ed è molto interessante sentire le opinioni di chi si affeziona al lavoro e lo vive passandoci anche solo per caso… Una delle forze della streetart è proprio l’esposizione al pubblico
Ho visto molti miei amici fare streetart, a Roma ed è stata una delle cose che mi ha conquistato ed emozionato scoprire di più nel mio percorso, mi sono sentito trasportato e conquistato insieme e dopo essermi consigliato con due tre amici in materia ben esperti ho cominciato il mio progetto
Ad uno dei lavori dello scorso anno a roma hanno lanciato delle uova e hanno in secondo momento messo su un cartello con scritto abusivo ma non lo hanno strappato! …. Da un lato mi sento anche lusingato ma dall’altro rifletto su quanto possa essere di rottura un semplice ritratto da una foto di un amico

Ti sei quindi affacciato alla street art con un preciso obiettivo però: portare l’immaginario collettivo Lgbtq sulle strade ritagliandoti nel panorama italiano un posto ben preciso. Perché questa scelta e da cosa trai spunto e ispirazione per i tuoi interventi?
Questa scelta è stata fatta quando cercando le mie caratteristiche all’interno del gruppo di amici artisti di quegli anni con i quali ho cominciato ad attaccare per strada, mi sono accorto che ero l’unico del gruppo ad essere gay ed era proprio quella la mia peculiarità… In automatico è partita la ricerca su internet per sapere se nella streetart era già stato affrontato questo punto di vista e non abbiamo trovato niente! Infatti la scorsa primavera da San Francisco mi ha contattato l’archivio intercontinentale della streetart queer e lgbt per inserirmi tra i loro artisti come il più anziano, insieme a Homo Riot  nel 2010, quando si è formato un asse inconsapevole tra Roma e San Francisco e sia io che lui abbiamo cominciato ad invadere le strade del nostro immaginario
L’ispirazione è quindi legata ancora al mio mondo al look dei miei amici ad immagini estrapolate da contesti giocosi e festosi, all’autoironia e al comportamento di uomini e donne che esternano con i loro modi di presentarsi i loro desideri a volte le loro proteste
Sono sempre più concentrato nel voler rappresentare il comportamento umano specie negli ambiti sessuali e performativi, come si presentano in privato e a volte anche in pubblico… Una sorta di teatro
È il motivo per cui spesso rimango nell’underground, difficilmente un festival a tutt’oggi mi invita per esprimermi in una piazza o in punti molto frequentati, riconosco che il mio immaginario è di rottura e per questo scelgo sempre molto bene la location in contesti pubblici e lo spot migliore dove attaccare o dipingere

In effetti mi sembra che il mondo della street art sia sempre stato un po reticente nell’affrontare queste tematiche a parte alcune eccezioni di cui facevi riferimento nell’area di San Francisco.Eppure la street art non è per sua natura politcally correct. E’ una mia impressione? Che ne pensi?
La street art non è politically correct come non lo sono state parecchie forme d’arte nella storia, forse peró pur essendo a volte forma di lotta sociale o di denuncia si, sembra non si sia mai affrontato il tema in modo spontaneo, forse non essendo nessuno degli artisti ancora direttamente interessato non si è sviluppato il fenomeno… Non saprei come spiegare meglio il mio punto di vista
Agli street artist poi spesso vengono associati i writers, per il fatto che fanno entrambi i loro lavori in pubblico e su strada, la radice è la stessa e molto spesso è fatta da una cultura di quartiere appunto di strada e segue la spontaneità le esigenze forse i desideri di chi poi si esprime, ci sono sempre state writers donne, magari son sempre state poche, io ho conosciuto un solo writer gay, un mio amico di Roma Omone omone omone… La percentuale è molto bassa ma il fenomeno esiste

Non penso sia necessario essere gay per denunciare l’omofobia- In Irlanda a sostegno del no per referendum abrogativo dei matrimoni gay si è arrivati addirittura a riempire la facciata di un palazzo con l’immagine dell’affetto tra due uomini. Da noi invece solo timidi segnali mentre il periodo che stiamo attualmente vivendo potrebbe offrire spunti interessanti di denuncia
Sono d’accordo con te ma per un artista decidere cosa dipingere è una cosa molto personale ed è per questo che ti parlavo di spontaneità!
Le manifestazioni di organizzazioni o gruppi sono cosa diversa da un percorso artistico ecco perche mi spiego che nessun artista eterosessuale abbia affrontato prima il tema, poi conosciamo bene la nostra italianissima cultura cattolica che forse non ha rivali al mondo in cautela, sensi di colpa e timor di dio

I soggetti dei tuoi lavori sono spesso prelevati dall’immaginario omoerotico collettivo ma immagino che a volte dovrai fare i conti con una sorta di censura preventiva prima di scegliere quale disegno dei tuoi quaderni trasformare in poster o di pubblicarlo sul web. C’è un progetto che per questo motivo non sei riuscito a realizzare?  Quale è la tua opinione sulla censura e ti hanno mai segnalato qualche immagine sul web?

Cerco di bypassare la censura e scelgo sempre immagine ritenute lecite, non mi hanno mai segnalato ma censurato si! Una volta a Roma mi hanno invitato per il festival “Porn to be alive” in un ex cinema porno della capitale che allora era un’occupazione autogestita… Feci un lavoro per niente esplicito ma allusivo e divertente… Ebbene più di uno dei fotografi di streetart romana mi ha detto che il lavoro si intravedeva solo un poco perchè davanti c era un grosso armadio

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Written by thepinksnoutwp